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Chatbot o agente: qual è la differenza?

Di Leonardo Regantini2 min di lettura

Il chatbot: risponde

Un chatbot è quello che conosci già: scrivi una domanda, ricevi una risposta. ChatGPT, Claude e Gemini, usati nella loro forma più semplice, sono chatbot. Possono scrivere un’email, riassumere un documento, spiegarti un concetto.

Ma alla fine sei sempre tu che fai qualcosa con quella risposta: la copi, la incolli, la mandi, la salvi.

L’agente: agisce

Un agente fa un passo in più. Non riceve una domanda, riceve un obiettivo. Poi lavora in un ciclo:

  1. decide il prossimo passo;
  2. usa uno strumento per farlo, per esempio cercare sul web, leggere un file, scrivere un’email, aggiornare un foglio;
  3. guarda il risultato;
  4. decide il passo successivo, finché l’obiettivo non è raggiunto.

Il modello linguistico è lo stesso. Cambia il fatto che ha le mani: strumenti collegati che gli permettono di agire nel mondo invece di limitarsi a scrivere.

Un esempio concreto

Obiettivo: «Organizza una riunione con Marco e Giulia la prossima settimana».

  • Un chatbot ti scrive un’email da mandare a Marco e Giulia per chiedere la disponibilità.
  • Un agente controlla il tuo calendario, trova tre orari liberi, scrive a Marco e Giulia, legge le risposte, sceglie l’orario che va bene a tutti e crea l’invito.

Stesso risultato, ma nel secondo caso tu non hai fatto niente.

Cosa possono fare oggi gli agenti

Gli agenti si stanno diffondendo velocemente. Già oggi possono, a seconda degli strumenti collegati:

  • fare ricerche sul web e mettere insieme i risultati;
  • leggere e scrivere file e documenti;
  • gestire email e calendario;
  • compilare moduli e usare siti web;
  • lavorare su dati e fogli di calcolo.

Funzionano molto bene su compiti chiari e ripetibili. Fanno più fatica su compiti lunghi, vaghi o pieni di eccezioni.

I rischi

Più autonomia significa anche più modi di sbagliare.

  • Errori a catena. Un errore al terzo passo si porta dietro tutti i passi successivi.
  • Azioni difficili da annullare. Un’email mandata, un file cancellato, un ordine confermato.
  • Accessi troppo ampi. Un agente con accesso a tutta la posta e a tutti i documenti è comodo, ma è anche un rischio.
  • Le allucinazioni, di cui parliamo nella guida su perché l’AI sbaglia, qui non restano sullo schermo: diventano azioni.

Come usarli in sicurezza

  • Permessi minimi. Dagli accesso solo a quello che serve per quel compito.
  • Conferma prima delle azioni importanti. Inviare, pagare, cancellare: l’ultima parola resta a una persona.
  • Registro delle azioni. Devi poter vedere cosa ha fatto e quando.
  • Parti da compiti piccoli e a basso rischio, poi allarga.

E le automazioni?

Un’automazione classica segue sempre gli stessi passi, decisi da chi l’ha costruita. Un agente decide i passi da solo. Nella pratica le soluzioni migliori spesso mescolano le due cose: un flusso fisso e affidabile, con l’AI che interviene solo dove serve leggere o scrivere testo. Lo spieghiamo nella guida su come funziona un flusso.

In pratica: cosa fare oggi in 5 minuti

  1. Pensa a un compito che ti prende 20 minuti e scrivi i passi che fai: sono le azioni che un agente dovrebbe eseguire.
  2. Per ogni passo, chiediti: se la macchina sbaglia qui, è grave?
  3. Se provi un agente, dagli all'inizio solo permessi di lettura.
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