Cosa non dare mai all'AI: i dati da tenere per te
Dove va quello che scrivi
Quando scrivi un messaggio a ChatGPT, Claude o Gemini, il testo non resta sul tuo computer. Viaggia fino ai server dell’azienda che gestisce il servizio, viene elaborato lì, e la conversazione di solito resta salvata nel tuo account.
Fin qui niente di strano: succede anche con le email. Ma ci sono due dettagli che fanno la differenza.
Primo: l’addestramento. Nelle versioni personali di molti servizi, anche quelle a pagamento, le conversazioni possono essere usate per migliorare i modelli futuri, a meno che tu non lo disattivi nelle impostazioni. Le versioni aziendali di solito escludono questo uso per contratto.
Secondo: la revisione. Per controllare la sicurezza del servizio, in alcuni casi parti delle conversazioni possono essere viste da persone. Le regole precise cambiano da servizio a servizio e vengono aggiornate spesso: vale la pena leggere la pagina sulla privacy di quello che usi.
Non serve avere paura. Serve sapere che un chatbot non è un cassetto chiuso a chiave.
Le cose da non incollare mai
- Password, codici di accesso, chiavi. Nessun motivo è abbastanza buono.
- Dati sanitari, tuoi o di altri. Sono tra i dati più protetti dalla legge.
- Dati personali di clienti e colleghi: nomi, indirizzi, codici fiscali, numeri di telefono, IBAN. Il GDPR vale anche qui, e se sei un’azienda la responsabilità è tua.
- Documenti riservati: contratti, accordi con clausola di riservatezza, offerte non ancora inviate, bilanci non pubblici.
- Segreti aziendali: ricette, formule, progetti, codice sorgente proprietario.
Una regola semplice: se non lo scriveresti in un’email a un fornitore esterno, non scriverlo in un chatbot personale.
Come usarla lo stesso, in modo sicuro
La buona notizia è che quasi tutti i lavori utili si possono fare senza dati sensibili.
Anonimizza
Prima di incollare un testo, sostituisci i dati veri con segnaposto:
Il cliente [CLIENTE] ci deve [IMPORTO] dalla fattura [NUMERO].
Scrivi un sollecito cortese ma fermo.
L’AI non ha bisogno del nome vero per scrivere un buon sollecito. I dati li rimetti tu alla fine.
Usa le impostazioni giuste
Controlla se il servizio permette di disattivare l’uso delle conversazioni per l’addestramento e se ha una modalità di chat temporanea che non viene salvata.
Per l’azienda, usa versioni aziendali
Se in azienda l’AI si usa ogni giorno, conviene un piano business o un accesso tramite servizi che offrono un contratto sul trattamento dei dati e server in Europa. Costa qualcosa in più, ma sai dove finiscono le informazioni.
Scrivi una regola interna
Una pagina basta: quali strumenti si possono usare, quali dati non si condividono mai, a chi chiedere in caso di dubbio. Senza una regola, le persone usano comunque l’AI, solo di nascosto e senza criterio.
E le automazioni?
Quando costruiamo un’automazione per un’azienda, la domanda “dove girano i dati” è la prima che ci facciamo. Si può scegliere dove far girare i flussi, quali dati passano dal modello linguistico e quali no, e cosa viene salvato.
Se vuoi sapere come lavoriamo su questo punto, l’abbiamo spiegato nella pagina Come trattiamo i tuoi dati.
In pratica: cosa fare oggi in 5 minuti
- Apri le impostazioni del chatbot che usi e cerca la voce sull'uso delle conversazioni per l'addestramento. Decidi consapevolmente se tenerla attiva.
- Prima di incollare un documento, sostituisci nomi e numeri con segnaposto come [CLIENTE] o [IMPORTO].
- Chiedi in azienda se esiste una regola su quali strumenti AI si possono usare. Se non c'è, proponila.
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